Le conseguenze delle nostre azioni le pagheranno i nostri figli

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Le conseguenze delle nostre azioni le pagheranno i nostri figli

Il Mahatma Gandhi una volta ha detto:  “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”. La morte atroce, per avvelenamento, di alcuni cani la scorsa settimana dimostra il grado di evoluzione che qualche nostro ”concittadino” ha raggiunto. Non è la prima volta che succede. Il gesto è da condannare e sperare che le autorità trovino il colpevole anche se ancora nessun avviso è stato emesso.

Ora, che senso ha, scrivere di cani quando i problemi della città sono altri? Abbiamo scritto di sanità, acqua, ambiente ecc. Promosso azioni, fatto proposte (inascoltate) per la città.

Oggi parliamo di randagismo, un fenomeno mai affrontato seriamente nella nostra città se non con qualche ordinanza da operetta. Troppi cani senza proprietario e troppi cani con proprietario ma liberi di vagare, un pericolo costante sia per gli uomini sia per altri animali. Un piano serio prevederebbe: la riduzione delle nascite, tramite incentivi alla sterilizzazione dei cani a rischio riproduzione incontrollata delle fasce socialmente deboli; un controllo a tappeto e incentivi alla microchippatura di tutti i cani; l’apertura di uno sportello problematiche animali al quale il cittadino può rivolgersi per informazioni o altro; iniziative a partire dalle scuole per far capire alle nuove generazioni il corretto rapporto uomo/animale; sconto sulle tasse comunali per l’adozione dei cani nei canili convenzionati intestati al comune di Anagni. Troppo ambizioso come piano?

Qualcuno obietterà che non ci sono i soldi. Se tempo addietro, in un’intervista, l’assessore Tagliaboschi ha affermato di aver riattivato le procedure dei fondi regionali, che stavano andando in perenzione, per finire il canile perché non spostare quei soldi su un progetto serio?

Il canile non solo è anacronistico ma, studi recenti, hanno dimostrato che non risolve il problema randagismo, anzi lo moltiplica. È come riparare un rubinetto rotto mettendoci sotto un secchio, prima o poi il secchio si riempirà e noi avremo un doppio problema: il rubinetto che ancora perde e dove svuotare il secchio. In più il canile sorgerà a due passi dall’ex discarica Radicina, area ricca di percolati e da bonificare. Chissà a quali rischi andranno incontro gli animali ricoverati ma, soprattutto, chi ci lavorerà.

Noi quello che abbiamo scritto lo avevamo messo nel programma elettorale e, con le opportune aggiunte, lo abbiamo inserito nel progetto “Anagni che vorrei”. Una rivoluzione normale per ridare Anagni in mano ai cittadini, quindi una rivoluzione in tutti i sensi.

Se adesso, qualche scienziato, dell’attuale amministrazione, volesse fare qualcosa per il randagismo noi siamo disponibili al confronto, l’importante che non siano i soliti tavoli tecnici come per la sanità, buoni solo per farsi i selfie.

Servono idee e persone che sanno metterle in pratica, oggi, tra chi ci governa, non vediamo né le une né le altre.

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